Spazi che curano: appunti dall’intervento di Ferrari Contract all’Assemblea Federfarma Verona

Psicologia ambientale, progettazione biofilica e metodo Green Works Index®. Dal punto di vista di chi progetta.

Il 28 aprile, all’Assemblea di Federfarma Verona, Alessandro Ferrari ha aperto la serata insieme alla dott.ssa Camilla Marossi, psicologa ambientale dell’Università di Verona, con un intervento dal titolo “Farmacie che fanno la differenza: spazi che curano”.

L’occasione era una platea di farmacisti. Ma il contenuto interessa chiunque progetti spazi destinati a chi lavora e a chi vi accede come pubblico: il caso farmacia è una palestra particolarmente esigente, perché tiene insieme retail, consulenza, sanità leggera e relazione con persone vulnerabili.

Una farmacia non è più (soltanto) un punto vendita

Dietro il titolo dell’intervento c’è un punto di sostanza che vale per ogni progetto contract: lo spazio non è una scenografia neutra. Influisce su comportamenti, percezione, ansia, qualità della relazione, e di conseguenza sulla performance del servizio.

L’intervento ha tracciato l’evoluzione della farmacia su tre tempi:

  • ieri, punto vendita: banco etico, dispensazione, transazione rapida;
  • oggi, presidio territoriale: autoanalisi, vaccinazioni, telemedicina, consulenze nutrizionali, fisioterapia, screening preventivi;
  • domani, ambulatorio di prossimità: punto fisico-digitale integrato nel SSN, nodo tra domicilio e rete sanitaria.

Per chi progetta significa una cosa precisa: lo spazio della farmacia non è più organizzabile sulla geometria del banco. Va riscritto come servizio.

I cinque spazi della farmacia dei servizi

L’intervento ha proposto una griglia operativa, utile come check-list di partenza:

  1. Zona accoglienza e attesa — sedute ergonomiche, illuminazione calda, elementi naturali, suono ambientale a basso volume. Obiettivo: abbassare l’attivazione fisiologica da stress.
  2. Banco etico e consulenza — banco a quota ridotta o postazione laterale per la conversazione privata. Il paziente deve sentirsi “in relazione”, non “allo sportello”.
  3. Cabina servizi (autoanalisi, vaccinazioni, misurazione) — minimo 9 mq (D.M. 2010), illuminazione professionale ma non fredda, privacy acustica e visiva.
  4. Postazione telemedicina — ambiente insonorizzato, connessione stabile, tecnologia invisibile ma perfettamente funzionante: il paziente non deve sentirsi abbandonato davanti a uno schermo.
  5. Area wellness / parafarmacia — identità visiva distinta, più calda ed esperienziale, capace di stimolare l’acquisto per benessere e non per necessità.

Cinque spazi diversi che vivono nello stesso involucro: il problema progettuale non è arredarli, è gerarchizzarli.

Psicologia ambientale, in due frasi non da manuale

Camilla Marossi ha riportato due idee che restano:

“L’ambiente può influire sul benessere delle persone.” (Gifford, 2002)

“È possibile cambiare il comportamento delle persone, cambiando il luogo in cui svolgono questi comportamenti.” (Maria Rosa Baroni, 1998)

Tradotto per chi progetta: colore, luce, materiali, rumore di fondo non sono dettagli di confezionamento. Sono variabili che producono effetti misurabili.

Il colore come variabile di progetto, non come finitura

Il colore è probabilmente la leva più sottoutilizzata dell’interior in healthcare, e una delle più documentate. Non parliamo di gusto: parliamo di risposte fisiologiche misurabili.

Le evidenze convergono su pochi punti solidi.

I toni freddi — blu, teal, verde — sono associati a una riduzione di frequenza cardiaca e pressione sanguigna, e quindi a uno stato percepito di calma. Il blu, in particolare, è mentalmente stimolante ma fisicamente rilassante; il verde tende a stabilizzare. È la ragione per cui la maggior parte dei loghi e degli ambienti ospedalieri si muove su questa palette.

I toni caldi — rosso, arancione, giallo — alzano l’attivazione fisiologica. Il rosso è il colore che il sistema visivo riconosce per primo e va trattato con cautela negli spazi di cura: non a caso è codificato sull’emergenza. Uno studio del 2020 condotto in case di cura spagnole, con misurazioni di heart rate variability in realtà virtuale, ha confermato che le activity room gialle producono il più alto livello di arousal, le bedroom blu il più basso.

A questi due assi se ne aggiunge un terzo, spesso ignorato: la saturazione. Una ricerca pubblicata nel 2024 su Health Environments Research & Design Journal, condotta su oltre 1.100 pazienti in sale d’attesa ambulatoriali, mostra che la saturazione neutra è preferita rispetto a saturazioni alte o basse, indipendentemente dalla tinta scelta. Significa che la decisione progettuale non si esaurisce nello scegliere il blu o il verde: si gioca anche sul “quanto” di quel blu o quel verde si decide di mettere a parete.

Due esempi pratici che vale la pena tenere a mente. Uno studio del 2022 (Eminovic et al.) ha mostrato che pazienti in recovery dopo protesi di anca o ginocchio ricoverati in stanze più chiare e con arte coordinata cromaticamente riportavano punteggi di qualità della vita post-operatoria significativamente più alti rispetto al gruppo di controllo. Un altro studio (HERD 2023) ha usato il colore come strumento di wayfinding nel ridisegno di un Pronto Soccorso in Svezia: aree paziente in tonalità neutre, zone a uso ristretto in colori ad alto contrasto. Risultato: maggiore percezione di orientamento e sicurezza da parte di pazienti e familiari.

Per la farmacia, dove il paziente entra spesso in stato di attivazione (incertezza sulla salute, attesa, percezione del giudizio), questo si traduce in indicazioni progettuali piuttosto dirette: zona accoglienza e attesa in toni freddi a saturazione contenuta; banco etico come zona di transizione cromatica; area wellness con toni più caldi e materici, dove l’attivazione lavora a favore dell’esperienza commerciale; cabina servizi e telemedicina su palette neutre, evitando rosso e giallo a saturazione piena.

Il colore, in altri termini, va trattato come variabile di progetto fin dal brief, non come finitura scelta sul fine corsa.

Approccio biofilico: i tre pattern

La progettazione biofilica è stata presentata con la struttura ormai consolidata in letteratura:

  • Natura nello spazio — presenza diretta di piante, acqua, luce dinamica, suoni e profumi naturali.
  • Surrogati naturali — forme, materiali, colori, opere d’arte che evocano la natura senza riprodurla letteralmente.
  • Natura dello spazio — configurazione spaziale: prospetti, rifugi, mistero, la possibilità di spaziare con lo sguardo.

Il caso studio scelto è stato il Maggie’s Leeds Centre di Daewha Kang Design: tre volumi organici a forma di “fungo”, legno curvilineo, eliminazione dell’estetica ospedaliera, una grande cucina come cuore dello spazio. Un riferimento utile per chi cerca un linguaggio non sanitario per uno spazio di cura.

Il metodo Ferrari Contract: Green Works Index®

Qui l’intervento ha mostrato l’elemento più interessante per la comunità dei progettisti: il Green Works Index®, l’analisi ambientale che Ferrari Contract utilizza come fase progettuale a monte degli interventi di interior.

Quattro passaggi:

  1. Intervistiamo — colloqui personali e anonimi con titolari, responsabili, lavoratori dello spazio da trasformare.
  2. Analizziamo — rilievo strumentale di aria, acustica e luce, accanto al rilievo esecutivo.
  3. Trasformiamo — analisi dei bisogni individuali, progetto.
  4. Rilasciamo — computo metrico estimativo, video 3D, restituzione completa.

L’elemento da sottolineare è il primo passaggio: l’intervista. Il punto di partenza non è il rilievo metrico, è il rilievo del vissuto. È un approccio che integra metodo evidence-based e ascolto, e che giustifica la struttura di un partner contract chiavi in mano: senza un attore unico che tiene insieme intervista, dato, progetto e fornitura, il metodo si frantuma.

Cosa portare a casa, per chi progetta

L’evento Federfarma è stato un’occasione di settore. Il metodo che c’è dietro non lo è. Tre punti utili a chi lavora su uffici, retail, healthcare, ospitalità:

  • La psicologia ambientale non è un tema decorativo. È una griglia di lettura che tiene insieme dato e progetto.
  • Il “dato” in interior non si esaurisce nell’efficienza energetica. La rilevazione di luce, acustica, qualità dell’aria e percezione vissuta diventa input di progetto.
  • L’approccio biofilico funziona quando è strutturato sui tre pattern. Si svuota quando si riduce alla pianta sul bancone.

Il punto, per Ferrari Contract, è che il “chiavi in mano” non è una formula commerciale: è la condizione perché un metodo come quello presentato a Federfarma Verona resti coerente dalla raccolta dati alla messa in opera.

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